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Nel 1975 San Severo respirava,
attraverso gli studenti emigrati in ogni dove, soprattutto al Nord, per
motivi di studio, quell’aria che dalla metà degli anni '60 stava
montando nei giovani in tutta Europa: una voglia di radio. Intesa come
sorgente di intrattenimento, musica e anche informazione non controllata
dai vari governi. Nel paese europeo leader allora nella libertà e nel
progresso dei costumi, la Gran Bretagna, questa voglia era stata
soddisfatta dalle cosiddette radio pirata (Radio Caroline,
Radio Veronica) e la stessa cosa avveniva in altri paesi del Nord
Europa.
In Italia in quel periodo la radio era in regime di monopolio
rispondendo alla richiesta e alla esigenza dei giovani con programmi
quali Bandiera Gialla, Per voi giovani, Alto
gradimento, Hit-Parade, Supersonic, trasmissioni
vive tutt’oggi nei ricordi degli odierni 50enni.
Però i ragazzi italiani, che in quel tempo non avevano, perché non
ancora inventate Internet e You Tube, 'smanettavano'
sulle manopole di sintonia della radio alla ricerca di novità. Questa
era rappresentata da una radio straniera che trasmetteva in lingua
italiana, orientando la sua programmazione ai giovani e alla musica, con
un linguaggio dinamico e del tutto nuovo, era Radio Montecarlo
(che trasmette dal marzo del 1966 dal principato di Monaco, diretta da
Noel Coutisson con ai microfoni deejay che sarebbero
stati imitati per i 30 anni successivi, come il grande Herbert
Pagani, Robertino, Federico L'Olandese
Volante, Awanagana, Luisella Berrino).
Questa novità, Radio Montecarlo, aveva una limitazione: la
trasmissione in onde medie, effettuata con un trasmettitore
potentissimo, si riceveva solo sulla costa tirrenica dell’Italia.
A parte questa realtà “anomala”, c'era anche qualcosa che la
radio ufficiale non poteva permettersi, o permettersi solo in parte, la
comunicazione bidirezionale attraverso la sinergia con il telefono.
All’inizio degli anni '70 si crearono le condizioni per la radiofonia
privata nei principali paesi europei, con l'Italia in prima fila per
numero di emittenti e numero di ascoltatori . Questo faceva seguito alle
dure contestazioni del ‘68 e successivamente del ‘72, anni in cui la
voce operaia e giovanile fece tremare e cadere numerosi governi. Nelle
rivendicazioni di quegli anni c’era il grande desiderio di crescita
della libertà individuale, ed oggi possiamo dirlo, anche il desiderio di
poter scegliere in autonomia le fonti di informazione.
Già dal 1974 l'attacco al monopolio in Italia era nell'aria e numerosi
operatori si stavano preparando a sfidare la legge e incunearsi nelle
sua contraddizioni. La prima in assoluto ad iniziare le trasmissioni è
stata Radio Parma, il 1 gennaio del 1975. Seguì Radio
Milano International (marzo 1975), Radio Roma (16 giugno
1975) e RADIO TELE ZUMA (23 ottobre 1975).
I tempi erano maturi anche per una piccola realtà come San Severo, in
provincia di Foggia, divenuta poi città negli anni Novanta, siamo alla
fine del 1975, ottobre, quando Antonio Mastroiorio,
Felice Zuppa, Leonardo Vene e
Ottavio Massa, supportati da un affiatato gruppo di giovani
provenienti dal CUT, Centro Universitario
Teatrale, diedero vita alla prima emittente radiofonica
sanseverese, RADIO TELE ZUMA, che trasmetteva sui 104 Mhz, con
un trasmettitore di piccola potenza, ma che copriva grandi aree.
Intanto, come sempre, la gestione delle radio private assumeva il
'modello Italia': in pochi anni, o forse pochi mesi, tutte le
frequenze disponibili, almeno nelle grandi città, vennero occupate da
decine di radio libere, anzi non era frequente il caso di frequenze
occupate da due radio, di radio che trasmettevano volutamente fuori
dalle regole, in sovramodulazione, per sopravanzare le altre radio
vicine e che, anche in un'area contigua, trasmettevano sulla stessa
frequenza.
I nostri volenterosi pionieri della radio libera sanseverese usarono la
musica, per coprire le ventiquattrore, ma ad essa affiancarono nel
palinsesto trasmissioni autoprodotte del tipo “l’amico delle 13,30”
programma dedicato agli auguri ed ai saluti da e per gli ascoltatori, “signor
no”, un programma a quiz capace di assegnare un milione di vecchie
lire a chi individuava il personaggio nascosto. Vi partecipava
attraverso il telefono gran parte della cittadinanza, non per vincere il
milione, cifra cospicua in quel tempo, ma per misurarsi con la redazione
di “signor no”. Quindi Mini Jockey un programma di
intrattenimento per bambini condotto da due bambini, uno dei quali
cresciuto a radio e tv e colui che ha scritto quello che stai
leggendo. Jam Session, un programma tra il serio ed il faceto,
in diretta il sabato notte ed in replica la domenica pomeriggio, dove la
realtà si mescolava alla finzione. Nonché, programmi di approfondimento
sulla vita politica cittadina, un radio giornale, Zuma Telex,
messo in onda ogni ora ed aggiornato, man, mano che c’erano novità sugli
accadimenti quotidiani cittadini. Quindi inchieste giornalistiche e
tutte le altre tipologie di trasmissioni che faceva tipicamente la
radio di Stato, però il suo palinsesto era essenzialmente
costituito da musica di vari generi e stili, strutturata per rubriche
(la rubrica di musica classica e di jazz, l'immancabile rubrica di
musica lirica, e così via), naturalmente tanto rock, tanti cantautori, e
la musica del momento.
I nostri, Carlo 1°, Carlo 2, Jan, Antonio,
Antonio 1°, Piero, Massimo, Massimo 1°,
Carletto, Sem, Vito, Remo,
Davide, Pietro, Pietro1, Massimiliano,
Antonella, Mike, Michele, Michele 1°,
e molti altri, fino alla sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale
(28 luglio 1976) con la loro RADIO TELE ZUMA, trasmettevano
utilizzando una interpretazione estensiva della legge allora vigente (la
103/1975) , si esponevano a denunce e sequestri. Nonostante ciò, si
trasmetteva con regolarità, senza stipendio e per la gloria di essere
on air.
Quella stagione ed i suoi pionieri vennero celebrati dalla
canzone di Eugenio Finardi "La radio", che
enfatizzava la radio come strumento di informazione libera e "non
invasiva", ed esprimeva l'entusiasmo per un nuovo strumento di
comunicazione e molto tempo dopo da Radio freccia, un film di
Luciano Ligabue.
La selezione tra le radio però non è stata tale da liberare le
frequenze, e l'affollamento radiofonico degli inizi è rimasto poi
cristallizzato per sempre, insieme alla confusione e alla
sovrapposizione di frequenze, regolamentate dalla legge
Mammì degli anni '80, ma tutt'ora in attesa di
applicazione. Cristallizzazione che fece decidere, alla Società
Proprietaria dell’emittente sanseverese, nel 2000, di essere on air.
Come si diceva, nel 1976 aprire una radio in Italia era una operazione
molto semplice, il
costo di un impianto di trasmissione a norma e di qualità (trasmettitore
entro gli standard, potenza adeguata, emissione stereo) poteva arrivare
intorno ai 50 milioni di lire di allora, ma utilizzando elettroniche
usate (a volte di provenienza militare) o riadattate o limitando la
potenza si poteva partire anche con 5 milioni, ma era un operazione
al limite della legalità, anche se, come si vede nel seguito, assai
frequente e destinata ad espandersi ulteriormente. Infatti l'anno prima
una legge dello Stato, la n. 103 del 14/4/1975, aveva ribadito il regime
di monopolio statale per le trasmissioni radiotelevisive, in concessione
alla RAI, riconfermando e aggiornando quindi la precedente normativa
risalente al 21/2/1938 (Legge 24/1938). La novità è che erano ora
regolamentate le trasmissioni da televisioni di nazioni estere e che era
liberalizzata la trasmissione via cavo a carattere locale (che allora si
stava affacciando in USA e nel Nord Europa, dove si sarebbe poi
affermata, mentre in Italia sarebbe rimasta un fenomeno marginale. Ma
per le radio private la novità legislativa interessante era legata alla
parola magica "circolarità" riportata nell'art.1, primo comma,
della legge, un servizio pertanto riservato allo Stato. "Diffusione
circolare" poteva significare letteralmente una copertura a 360°,
oppure una diffusione di tipo nazionale, a copertura totale.
Appellandosi a questa interpretazione le radio libere, che
ovviamente non potevano, neanche volendo, diffondere su questa scala, si
opponevano in sede legale alle frequenti operazioni di sequestro delle
attrezzature, su denuncia della RAI o della Polizia Postale, uscendone
regolarmente vincitrici. Appellandosi alla presunta incostituzionalità
della legge 103, che era in contrasto con la legge 848 del 4 agosto 1955
(Ratifica ed esecuzione della salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle
libertà fondamentali), quella che recepiva i trattati internazionali
(tra cui schiavitù, diritto d'asilo, ecc.) e li includeva come parte
integrante nella costituzione italiana. Tra questi c'era il divieto del
regime di monopolio in materia di radio e televisione. Essendo un
trattato internazionale era stilata nella lingua diplomatica, il
francese, l'articolo 10, che interessa alla libertà di radiotrasmissione
è però facilmente comprensibile. Il risultato era che le radio
proliferavano, la RAI si arrendeva progressivamente, e la Polizia
Postale si limitava a reprimere quelle che interferivano con le
trasmissioni della forza pubblica o con le torri di controllo degli
aeroporti, e tutti erano in attesa di una nuova legge.
Dove prima trasmettevano tre radio, più Radio Vaticana e
Radio Montecarlo, Radio San Marino e Radio Capodistria,
ora trasmettevano più di 100 radio, compresa la nostra RADIO TELE
ZUMA, e mentre le trasmissioni musicali sulle radio di stato
arrivavano a due tre ore al giorno, le radio libere, coprivano con la
musica (trasmissioni o nastri pre-registrati) anche l'80% della
programmazione. Insomma una moltiplicazione delle trasmissioni di
musica, una moltiplicazione dei generi di musica trasmessi, una
moltiplicazione dei musicisti che trovavano uno sbocco su una qualche
radio e quindi un aumento della vendita di dischi, della copia di
dischi, allora su cassetta, insomma la stessa situazione di ora, con le
radio al posto di Napster o Winmx, le cassette al
posto dei CD-ROM e dei masterizzatori. Con la differenza che oggi le
vendite di dischi diminuiscono, mentre allora aumentavano in percentuale
anche maggiore.
In quel tempo, sulla carta, la musica da trasmettere doveva essere
comunicata alla SIAE, Società Autori ed
Editori Italiani, a cui doveva essere spedita la scaletta di ogni
giorno di trasmissione, e alla quale dovevano essere versati i diritti
per le trasmissioni. Naturalmente nessuna radio libera si sognava di
versare diritti, anche perché in generale erano autofinanziate e chi vi
lavorava, non solo lavorava gratuitamente, ma contribuiva anche ai costi
fissi della radio, che erano poi soltanto attrezzature (antenna e altro)
e costo dei locali.
Nel 1976 la Corte Costituzionale tornò sull'argomento per rispondere a
numerose eccezioni di incostituzionalità o richieste di parere di
pretori di tutta Italia e dichiarò inammissibili, con la storica
sentenza 202/1976 del 28 luglio 1976, le parti delle leggi in vigore che
vietavano le trasmissioni in ambito locale, confermando la
interpretazione estensiva della legge 103/1975 e dando il via definitivo
alla radiofonia privata in Italia. La sentenza del 28 luglio 1976, della
Corte Costituzionale sancisce la legittimità delle trasmissioni
radiofoniche private, purché a diffusione locale: inizia così l'era
della libertà d'antenna. Con questo importante atto
finisce il monopolio della radio di Stato, l'etere è ora libero e alla
portata di tutti. In ogni parte d'Italia fioriscono centinaia di nuove
emittenti, che danno finalmente voce ad un'altra faccia del Paese,
compiendo un primo passo nel lungo e travagliato cammino verso il
pluralismo.
Era nata un’epoca, un’epopea, il "Far-West dell'etere",
combattuto a colpi di watt, giorno per giorno le radio per essere
ascoltate aumentavano le potenze dei loro trasmettitori, ovviamente
utilizzavano quelli dismessi per azioni di disturbo accendendoli solo
con la portante, cioè senza programmazione, sulle frequenze altrui.
Tutto ciò era tollerato dai governi degli anni '80, con vantaggio finale
di un solo gruppo industriale privato, che è emerso come vincitore unico
da 14 anni di regolamentazione carente, e con il successivo
consolidamento della situazione oligopolistica di fatto (esattamente
quella che si proponeva di evitare la legge 103) con la legge 223 del 6
agosto 1990, la famosissima legge Mammì. Peraltro anch'essa inapplicata
a tutt'oggi per la parte che riguarda la radio, a conferma del ruolo
marginale che politica e industria attribuiscono a questo mezzo di
informazione e intrattenimento, ma anche il piano frequenze analogico
generale è rimasto sostanzialmente fermo.
Tutto questo fu cavalcato dai pionieri della radio sanseverese,
RADIO TELE ZUMA, che aveva in animo di cavalcare, appena possibile
un’altra tigre, la tv. La cosa non tardò a succedere. Dopo aver reso la
radio prima negli ascolti, nel 1979 il balzo, alle "mitiche
frequenze… 104 Mhz", si aggiungevano i canali 21 e 23 UHF, la radio
era visibile, trasmetteva in video. RADIO TELE ZUMA completava
la sua testata: era una radio-tv. Mieteva successi su successi, arrivava
10^ a "Ci siamo anche noi", un concorso per radio libere ed era
premiata a Venezia in occasione della "Gondola d’Oro". Entrava
a far parte del circuito nazionale creato da Pier Maria Bologna,
Radio Luna, nonché, attraverso i suoi DJ
iscritti, all’AID, Associazione Italiana
DJ, presieduta da Renzo Arbore e Gianni
Naso, del circuito nazionale promozioni dischi nelle
manifestazioni Disco Estate e Disco Inverno. Girava le
piazze di paesi di Capitanata e prevalentemente del Gargano con una
manifestazione canora in dieci tappe denominata Cantagargano,
curata nell'allestimento oltre che dal Direttore Artistico di RADIO
TELE ZUMA, dal Direttore di palcoscenico del Festival della
Canzone Italiana di Sanremo, il compianto Luigi Mocchi.
Otteneva riconoscimenti internazionali accreditandosi presso il
l’Ufficio Stampa dell’ONU, della Regina d’Inghilterra e del Ministero
della Cultura di Malta.
Nell’1980, al Direttore Responsabile arrivò la comunicazione: per aver
messo a disposizione delle forze di soccorso impegnate in Irpinia per il
terremoto, (23 Novembre 1980 in 90 terribili secondi si consuma una
drammatica scossa sismica che causa oltre 3.000 morti e parecchie decine
di migliaia di sfollati. Nella provincia di Avellino e in quella di
Salerno interi paesi scompaiono sotto le rovine, nella sola Laviano
rimangono uccisi quasi il 50% degli abitanti; a Napoli crolla la torre
di via Stadera, farà da sola circa 100 morti) i suoi trasmettitori
veniva attribuito il Premio Qualità
e Cortesia. Lo stesso anno alla testata venne
assegnato il premio Foggia che lavora.
Nelle due circostanze al momento del ritiro il direttore responsabile
sottolineo: “il premio è di tutti i ragazzi che lavorano a
RADIO TELE ZUMA, per l’impegno profuso ed i grandi sacrifici a cui si
sottopongono, ma lo è di più di tutti coloro che ci ascoltano per i
quali lavoriamo e a cui garantiamo voce se voce non hanno.”
Mietendo successi si arrivò ai primi anni ’90, la nostra storica
emittente fu oggetto di attentati: un primo vide distrutto il ripetitore
di località Cappellina, quindi a più riprese, fino alla sua
distruzione, attaccarono quello 'vitale',
di Toppo della Guardia, che
garantiva il segnale per l’intera Capitanata e parte del Molise.
Dopo questi attentati, e non solo, la società proprietaria della prima
emittente della Capitanata ad aver ottenuto la concessione governativa,
decise di intraprendere una nuova via: INTERNET.
Una via che ha rivoluzionato il mondo dei media, e questa ormai è una
certezza assoluta, una via che ha condizionato i mezzi di comunicazione
tradizionali tanto da trasformarli al punto di divenire essi stessi
dipendenti proprio dal Web. Il caso più eclatante riguarda i network
televisivi che stanno mettendo i loro archivi di filmati su You Tube,
così come le radio che mettono le loro trasmissioni in podcast,
ecc.. Da questo punto di vista Internet ha modificato l’accessibilità ai
Media da parte del grande pubblico divenendo di fatto un mezzo di
comunicazione di alta democraticità. Nell’ambito quindi di una così
ampia sfera di intrattenimento-informazione, con tantissimi network
internet, in attesa che gli “imbavaglia tori delle libertà”
capiscano come sarà possibile censurare e bloccare la rete, come sarà
possibile generare un nuovo “far west” dell’informazione e
dell’intrattenimento, come sarà possibile manipolare le idee e i modi di
pensare, come sarà possibile, nel mondo di Internet e del Web 2.0, avere
in mano tutta l’informazione e l’intrattenimento, noi di RADIO TELE
ZUMA, fucina di idee da sempre copiate da giornali, radio e
televisioni private sanseveresi, percorreremo questa nuova via,
intrapresa sin dal 1975 con radio e tv terrestri e dal 2002 con
trasmissione telematica nella rete delle reti, affiancati dalla
FANTOWN SERVICE Servizi per l’Editoria, una costola
della storica testata sanseverese, con lo spirito di sempre:
dando voce a chi voce non ha….
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